Ironia o microaggressione? Quando una battuta smette di essere una battuta.

Ironia o microaggressione? Quando una battuta smette di essere una battuta.

Qualche giorno fa, attraversando il parchetto vicino a casa, non ho potuto fare a meno di sentire una persona dire: “Beh, dai. Era solo una battuta, era per ridere”.

Una frase che chissà quante volte abbiamo sentito tutti e tutte proprio perchè apparentemente innocua, che però mi ha fatto molto riflettere.

Mi occupo quotidianamente di comunicazione efficace, consapevolezza relazionale e prevenzione delle dinamiche tossiche nei contesti professionali.
E Regolarmente all’interno delle mie lezioni AFFRONTO questo tema: l’uso costruttivo dell’ironia.
 
 

L’ironia può essere una straordinaria risorsa comunicativa. Anzi ne sostengo l’uso e sono sempre ben contenta di sentire un po’ di leggerezza all’interno delle aziende che incontro. Spesso si tende a confondere il significato della parola “serio” con “serioso” e questo ci porta a scegliere dei toni molto formali proprio perchè li associamo ad un effetto di alta credibilità. 

In realtà quello che poi io vedo intorno a me e leggo nelle relazioni più sane è esattamente l’opposto. Le persone che maggiormente generano influenza e trasmettono stabilità e serietà sono proprio quelle che sanno gestire la leggerezza con assoluta maestria. Disporre di ironia e autoironia ci consente di essere umani e vicini. Di scaldare le relazioni, di parlare di cose serie senza diventare per forza seri. 

Anche perchè, diciamocelo, una bella risata vale molto più di tanto spiegazioni 🙂

Giocare, sorridere, sdrammatizzare, usare un gergo non sempre formale crea complicità, alleggerisce le situazioni, favorisce la relazione. Ci lascia la possibilità di mostrare le nostra vulnerabilità senza paura. 

Ma…bisogna prestare attenzione a come viene usata l’ironia.  Proprio perchè è uno strumento molto potente se usata in modo costruttivo può invece diventare fortemente distruttiva se usata con poca consapevolezza o addirittura con malizia. Ad esempio, può diventare un mezzo per evidenziare la vulnerabilità di una persona. Oppure per sottolineare un errore davanti agli altri. O peggio ancora, per mettere in ridicolo una caratteristica personale o colpire una fragilità.

L’ironia in quel caso diventa un mezzo per dire qualcosa di aggressivo mantenendo però una via di fuga: Ma dai, stavo scherzando!

 

Ed è proprio qui che, a mio avviso, dobbiamo diventare attenti.

Non tutto ciò che viene detto con il sorriso è ironia. 
Non tutto ciò che viene definito “una battuta” è innocuo.

 

A volte la modalità giocosa serve semplicemente a rendere socialmente accettabile qualcosa che, se pronunciato senza quella cornice, riconosceremmo immediatamente come offensivo e svilente.

È uno mezzo attraverso cui possono legittimarsi forme di svalutazione, discriminazione e umiliazione.

Quelle che chiamiamo, appunto, microaggressioni.

Comprendere la differenza è necessario quando si parla di prevenzione o decostruzione di una cultura organizzativa tossica.

Ma facciamo un piccolo rewind: di cosa parliamo quando parliamo di cultura tossica?

Per definirla io utilizzo un mio modo figurativo: io la immagino come la nuvola che si respira all’interno di un contesto lavorativo. Che aria tira? Come si comportano le persone? Cosa è legittimato e cosa no? Non è un elemento tangibile ma è un sistema di tante norme non scritte che il nostro sensore percettivo legge immediatamente.

Sentiamo perfettamente una sensazione di rispetto e fiducia da una dove dobbiamo sempre temere per ogni singola parola espressa, dove ogni parola può diventare un’arma, dove le informazioni non possono essere divulgate, dove non c’è rete ma controllo. Non è un singolo episodio e nemmeno un incidente, è un insieme di tanti tasselli che ci mostrano l’immagine completa.

 
Una cultura relazionale tossica raramente nasce da un grande episodio improvviso.
 

Perchè quindi parlare di microaggressioni e di cultura tossica nello stesso articolo? Perchè consentire microaggressioni scambiandole per “simpatiche battute di spirito” non curandosi minimamente di come queste agiscono sulla sensibilità delle persone è uno dei più grandi campanelli d’allarme che indicano che l’aria nella quale stiamo 8 ore al giorno e è diventata tossica.

La cultura si costruisce anche attraverso tanti piccoli comportamenti che vengono normalizzati e “normati”: qui si scherza così, non hai senso dell’umorismo, non puoi prendertela per una battuta, fattela una risata…

Ma se per ridere qualcuno deve diventare il bersaglio, forse dovremmo fermarci un momento.

PER QUESTO è IMPORTANTE LAVORARE SULLA NOSTRA CONSAPEVOLEZZA RELAZIONALE.

La consapevolezza relazionale è quel bagaglio di competenze trasparenti, invisibili e molto profonde da acquisire ma che può cambiare l’evoluzione dei contesti lavorativi radicalmente. 

Costruire una cultura sana e di fiducia è fondamentale per lasciare alle persone la possibilità di esprimersi e lavorare al meglio.

Una domanda che propongo spesso nei miei percorsi è questa:

A spese di chi stiamo ridendo?
 

La consapevolezza relazionale comincia proprio quando smettiamo di valutarci soltanto sulla base di ciò che volevamo dire e iniziamo ad ascoltare anche ciò che abbiamo prodotto nella persona con cui stiamo interagendo.

 

Per questo, forse, possiamo provare a sostituire LA frase:
 
❌  ERA SOLO UNA BATTUTA
 
con una domanda:
 
✅ Quello che ho detto ha creato relazione o ha creato un bersaglio?
 

La differenza può sembrare piccola.

Ma è proprio nelle piccole differenze quotidiane che si costruisce una cultura organizzativa sana.

E voi? Vi è mai capitato di assistere a una “battuta” che, in realtà, era tutt’altro?

 
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Sono Marianna Valentino, sociologa, formatrice e attrice.

Ho fondato Teatro perFormazione, realtà con la quale mi impegno a diffondere nel mondo delle organizzazioni una cultura del lavoro consapevole, sostenibile e che offra pari opportunità a tutti e tutte. Per raggiungere questi obiettivi in un panorama di perenne cambiamento, utilizzo un mio metodo multidisciplinare che unisce le tecniche teatrali alle conoscenze che acquisisco nella mia continua formazione.

 

Se ti interessa conoscere in modo più approfondito come  realizzare un percorso di formazione scrivimi:

info@mariannavalentino.it
 
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