Da Candy Candy a Margaret Thatcher:

ovvero che cosa mi ha insegnato la paura.

Il 4 ottobre 2012 ho toccato il mio massimo livello di "paura lavorativa": la messa in opera di un progetto che sentivo MOLTO più grande di me. 9 mesi di lavoro. Una gravidanza artistica. La regia completa di uno spettacolo che sarebbe andato in scena nel cuore di Bologna, sul palco di Piazza Maggiore, di fronte a un fiume di persone pronte a festeggiare la festa del patrono.
Da quella esperienza ho capito moltissime sfaccettature su ciò ciò che significa gestire un progetto. Sia dal punto di vista progettuale che emotivo, ed ho così deciso di raccontarvi la mia esperienza per condividere con voi quelli che sono stati i miei dubbi, i miei sbagli, e le mie soluzioni. Sperando di aiutare qualcun altro che come me può trovarsi in una situazione simile e non sa come fare.
maggio 2011: mi viene chiesto di realizzare lo spettacolo per la Festa del Patrono, una compagnia di attori a disposizione e una presenza di un pubblico di circa 10000 persone. (no, non è un refuso, diecimila...) Avevo
già fatto lavori simili, ma non di quella portata.
Cosa faccio? Lascio o prendo? Sarò in grado o no?
Primo errore: chiedo consigli in giro senza aver selezionato le persone.
Niente di più sbagliato. Le opinioni si accavallano, la crisi aumenta.

SOLUZIONE 1: NOMINO IL MIO MENTORE

Decido di fidarmi di una sola persona, la più preparata in materia, la più coraggiosa e che soprattutto che crede nelle mie capacità. Gli parlo della cosa, mi dà coraggio, consigli, numeri, compensi, pianificazioni. Mi
illumina.
Primo incontro con la compagnia: sono tanti, non mi conoscono, alcuni sono molto più grandi di me. Facciamo una serata e mi dicono chiaramente che non vogliono lavorare con me. Non subito.
Secondo errore: pensare di non essere abbastanza capace.
Non è sempre vero. Magari sono altre le motivazioni. E infatti...

SOLUZIONE 2: DARE ALLE PERSONE IL TEMPO NECESSARIO PER FIDARSI DI TE

La data viene rimandata e nel frattempo propongo un laboratorio propedeutico, che permetta al gruppo di conoscersi e creare la giusta atmosfera.
Accettano. Lo fanno. Va benissimo. La data viene fissata per il 4 ottobre 2012.
Gennaio 2012: cominciamo il lavoro sul testo. Ho venti attori da mettere in scena, alcuni alle primissime armi. Mi rendo conto che la mia ansia è cresciuta e così la voglia di mollare tutto.
Terzo errore: se non riesco a stare dietro a tutto, allora lascio perdere.

SOLUZIONE 3: MI COSTRUISCO UNA SQUADRA DI ASSISTENTI E DELEGO TUTTO IL POSSIBILE

Faccio una selezione dei nomi tra la mia rubrica, scelgo 5 persone alle quali propongo una collaborazione. Accettano in tre. Ero intenzionata a prenderne uno. Ma alla fine li prendo tutti e tre. Adesso avevo 20 attori e
3 assistenti, mi sentivo meglio, ma ancora molte cose non mi tornavano.
Continuiamo il lavoro sul testo. La regia comincia a prendere forma: funziona. Ma dal punto di vista tecnico ci sono moltissime lacune: luci, audio... Cerco di controllare più cose possibili, ma da sola non riuscirò
mai.
Quarto errore: cercare UNA persona che curi la fonica per lo spettacolo

SOLUZIONE 4: CERCARE LA PERSONA CHE REPUTI LA MIGLIORE NEL SUO CAMPO, NON UN FORNITORE QUALUNQUE

La cerco, la chiamo e accetta. Seguo lo stesso iter per scegliere costumiste e scenografi.
Giugno 2012: Dovrò portare in scena 20 attori, 2 tecnici, 3 costumiste, 2 scenografi. Mi fa paura pensare di dover dirigere tutte queste figure, ma allo stesso tempo sono tranquilla perchè sono le persone più competenti che
potessi scegliere.
Il ritmo incalza e la data del debutto si avvicina, i componenti della squadra avvertono la tensione e cadono in crisi anche loro e non si sentono sicuri. A volte cedo, li assecondo.
Quinto errore: mettere in mostra le proprie insicurezze.

SOLUZIONE 5: NOMINARE UNA PERSONA CON LA QUALE APRIRSI E CHIEDERE CONFERME,  MA MOSTRARSI FERMI DI FRONTE ALLA SQUADRA. LORO HANNO BISOGNO DI SENTIRTI FORTE.

Arriva la data del debutto: nel frattempo in compagnia vengono inseriti 3 musicisti che suonano dal vivo, una cantante e i fuochisti che dovranno far partire i fuochi d'artificio in un momento preciso dello spettacolo. C'è
anche una squadra di cameramen pronti a fare la diretta dello spettacolo. Ci sono circa 40 persone che devono seguire i miei ordini, e devono farlo bene.
L'ansia è alle stelle, ma tengo duro, perchè deve andare bene.
Su come è andata la serata, non dirò niente perchè le foto sul post parlano da sole. Posso solo dire che quella paura è diventata la mia forza. E che ancora adesso penso di aver fatto un sesto errore: aver detto troppo poco a
me stessa che sono stata brava.

SOLUZIONE 6: DIRSI "SONO STATA BRAVA" AL TERMINE DI GRANDI IMPRESE E NON PENSARE DI AVER SEMPLICEMENTE FATTO IL PROPRIO DOVERE.

E tu? Quando hai permesso alla paura di impedirti di fare qualcosa?
Oppure l'hai vinta ed è diventata uno strumento indispensabile nella tua vita?
Quella esperienza mi ha resa una persona diversa, più solida e più consapevole delle mie capacità. Tutti i passi che ho fatto me li sono portati nelle sfide che mi sono arrivate successivamente nel corso della mia carriera, e penso siano un valido spunto per ogni lavoratore che si trova di fronte ad una scelta: avere fiducia nelle proprie capacità o dare retta a quella vocina che ti dice che hai sbagliato ad aver accettato.

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